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	Commenti a: Incontro labile	</title>
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		Di: Roberto Maestri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Maestri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2019 17:39:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Recensione di Incontro labile di Lidia Amalia Palazzolo, Kanaga Edizioni, prefazione di Silvana Mongioj.
Difficile scrivere di un libro scritto da un&#039;amica, difficile è riuscire a separare le emozioni dal vissuto. Ma le parole ascoltate questa mattina alla libreria Due punti di Trento, lette in maniera sottile e delicata da una brava lettrice come Federica Chiusole sono riuscite a oltrepassare l&#039;immagine personale e hanno avuto il merito di trasportare chi le ha ascoltate nel mondo di Lidia, un mondo segnato dall&#039;esilio ma anche dal ritorno, due percorsi che hanno caratterizzato la famiglia di questa autrice: il padre di Lidia nasce in Italia, emigra e muore in Argentina, la madre nata in Argentina è poi venuta a morire in Italia e questa figlia, mentre riesce a mettere in poesia tutto questo, trasmigra da un continente all&#039;altro portandoci un messaggio di patria allargata, una patria che può definirsi tale solo quando è costituita agli affetti e le relazioni che compongono una vita. Lidia pur essendo di madre lingua spagnola scrive ormai solo in italiano, che definisce &quot;una seconda pelle&quot;, parla della difficoltà e del silenzio nel quale era stata costretta nel periodo di transizione, i primi anni in Italia, nei quali aveva lasciato la sua terra e non era ancora del tutto approdata in quella nuova. Il suo pregio è però una caratteristica che rimane nella sua scrittura: se è vero che l&#039;italiano è diventato per lei l&#039;idioma prevalente della sua scrittura, è anche vero che fra le righe, nelle espressioni dei suoi versi, traspare l&#039;accento castigliano, segno di un retaggio che non può scomparire, ma che resta come sfondo di un&#039;unione di culture, l&#039;argentina e l&#039;italiana, che tanto hanno in comune ma che riescono anche a lasciare ciascuna il proprio marchio caratteristico il quale emerge nelle parole delle sue poesie.
MIO PADRE
Mio padre
antenato
calcareo
piegato
da innumerevoli
movimenti
pleistocenici
vita e morte
amore lavoro
Mio padre
dicevo
fu corroso
dallo sradicamento
elefante generoso
e triste
perseguitato
da immaginari
fantasmi del destino
Perse con ogni
ruga
un po’ più
della sua origine
e si dedicò a
incendiare
templi
e devastare
campi di grano
Non fu mai amato
ma non l’importava
Voleva solo
andarsene
senza lasciare
tracce
Morì piccolo
e solo
grigio
senza
dire addio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recensione di Incontro labile di Lidia Amalia Palazzolo, Kanaga Edizioni, prefazione di Silvana Mongioj.<br />
Difficile scrivere di un libro scritto da un&#8217;amica, difficile è riuscire a separare le emozioni dal vissuto. Ma le parole ascoltate questa mattina alla libreria Due punti di Trento, lette in maniera sottile e delicata da una brava lettrice come Federica Chiusole sono riuscite a oltrepassare l&#8217;immagine personale e hanno avuto il merito di trasportare chi le ha ascoltate nel mondo di Lidia, un mondo segnato dall&#8217;esilio ma anche dal ritorno, due percorsi che hanno caratterizzato la famiglia di questa autrice: il padre di Lidia nasce in Italia, emigra e muore in Argentina, la madre nata in Argentina è poi venuta a morire in Italia e questa figlia, mentre riesce a mettere in poesia tutto questo, trasmigra da un continente all&#8217;altro portandoci un messaggio di patria allargata, una patria che può definirsi tale solo quando è costituita agli affetti e le relazioni che compongono una vita. Lidia pur essendo di madre lingua spagnola scrive ormai solo in italiano, che definisce &#8220;una seconda pelle&#8221;, parla della difficoltà e del silenzio nel quale era stata costretta nel periodo di transizione, i primi anni in Italia, nei quali aveva lasciato la sua terra e non era ancora del tutto approdata in quella nuova. Il suo pregio è però una caratteristica che rimane nella sua scrittura: se è vero che l&#8217;italiano è diventato per lei l&#8217;idioma prevalente della sua scrittura, è anche vero che fra le righe, nelle espressioni dei suoi versi, traspare l&#8217;accento castigliano, segno di un retaggio che non può scomparire, ma che resta come sfondo di un&#8217;unione di culture, l&#8217;argentina e l&#8217;italiana, che tanto hanno in comune ma che riescono anche a lasciare ciascuna il proprio marchio caratteristico il quale emerge nelle parole delle sue poesie.<br />
MIO PADRE<br />
Mio padre<br />
antenato<br />
calcareo<br />
piegato<br />
da innumerevoli<br />
movimenti<br />
pleistocenici<br />
vita e morte<br />
amore lavoro<br />
Mio padre<br />
dicevo<br />
fu corroso<br />
dallo sradicamento<br />
elefante generoso<br />
e triste<br />
perseguitato<br />
da immaginari<br />
fantasmi del destino<br />
Perse con ogni<br />
ruga<br />
un po’ più<br />
della sua origine<br />
e si dedicò a<br />
incendiare<br />
templi<br />
e devastare<br />
campi di grano<br />
Non fu mai amato<br />
ma non l’importava<br />
Voleva solo<br />
andarsene<br />
senza lasciare<br />
tracce<br />
Morì piccolo<br />
e solo<br />
grigio<br />
senza<br />
dire addio</p>
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