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Léopold Sédar Senghor- il cantore della Negritudine

15,00

LÉOPOLD SÉDAR SENGHOR
(Joal, 9/10/ 1906 – Verson, 20/12/2001)
“La vera cultura è mettere radici e sradicarsi. Mettere radici nel più profondo della terra natia. Nella sua eredità spirituale. Ma è anche sradicarsi e cioè aprirsi alla pioggia e al sole, ai fecondi apporti delle civiltà straniere…”

JOAL
Joal!/Mi ricordo.
Mi ricordo le signare all’ombra verde delle verande /Le signare dagli occhi surreali come un chiaro di luna sul greto del fiume.
Mi ricordo i fasti dell’Occaso /Dove Koumba N’dofène voleva far tagliare il suo manto regale.
Mi ricordo i banchetti funebri fumanti del sangue delle greggi sgozzate /Del chiasso delle querelle, delle rapsodie dei griot.


Educare con il gioco – Riflessioni e idee ludiche per educare giocando a qualsiasi età

13,00
“Un mondo civile si riconosce dagli spazi di gioco, ma non solo da quelli previsti come tali, bensì da quelli che si lasciano abitare della logica anarchica del gioco. E in questi spazi devono incontrarsi, gruppi misti, gruppi di genere, gruppi di culture diverse.  Occorre allora tornare a giocare e a lottare per il diritto al gioco. E la seconda attività non è possibile senza la prima. Questo libro parla del gioco; ma soprattutto ci fa giocare.
Non è poco, per un libro. Forse perché non è un libro, ma un gioco. Ovvero qualcosa di molto molto più serio.”

Prigioniero in Cornovaglia

14,90

Prigioniero in Cornovaglia suggerisce che non si può parlare soltanto di trasmissione della memoria, tema necessariamente all’ordine del giorno in una società confusa e presentista come quella attuale. Occorre considerare anche l’esistenza di una sorta di memoria indiretta, rappresentata dalla costruzione di una narrazione familiare, sociale e nazionale del fascismo e della guerra, ma anche di altri retaggi, spesso inconsapevoli, sempre pesanti, faticosi, persistenti.


Opus incertum

14,00

Il titolo di questa raccolta poetica, Opus incertum, che l’autrice Patrizia Martini spiega nella sua premessa, è metafora della realtà di questo testo e della sua finalità. Infatti le liriche nascono da elementi casuali della vita, da quello che nella vita si incontra, ci succede, si vede e si pensa, ma tutto si tiene insieme con qualcosa di non ben definibile (a differenza della malta che unisce i conci dell’opus incertum), ma di ugualmente efficace che è la nostra fiducia nei confronti della vita stessa, per cui tra le gioie e i dolori, tra gli alti e bassi delle ansie e delle speranze la portiamo avanti, “costruendola” con forza e determinazione.


Riflessioni e fantasie

8,00

Nei giorni difficili della quarantena tutti ci siamo soffermati a riflettere sulla situazione particolare che stavamo vivendo, tra ansie, timori e speranze. Abbiamo ricordato momenti felici del passato per dare conforto al nostro cuore, abbiamo richiamato alla memoria luoghi visitati con piacere o abbiamo proiettato la nostra mente in posti in cui vorremmo andare, per rasserenare con l’immaginazione i nostri occhi e il nostro spirito. Abbiamo sognato, sperando che i nostri desideri potessero ancora avverarsi… Abbiamo pensato a chi non era più con noi e abbiamo sofferto per chi in quei giorni ci ha lasciato, abbiamo pianto e abbiamo amato…


Osmosi

13,00

“OSMOSI”, titolo di questa ammaliante silloge, sottende un certosino lavoro di scavo interiore, che si sedimenta con cristallina evidenza e, in diversi frangenti, rimanda all’eudaimonia di memoria aristotelica. Del resto, l’autrice spazia agevolmente nel pensiero filosofico classico, grazie alla sua formazione umanistica, che denota un portato culturale di notevole caratura. La scelta del termine “osmosi”, certamente non casuale, racchiude in sé la metafora dell’esistenza, che prepotentemente fluisce, tra significato e significante e non può restare sulle soglie dell’ombra.


Un paio di scarpette rosse

15,00

Nelle relazioni fra gli uomini virtù primaria è il perdono, che appartiene a chi ha coraggio. E le donne hanno coraggio: da vendere. E perdonano, anche le violenze più terribili. Questa è la chiave di lettura della raccolta, in cui quindici donne narrano di rapporti malati, di percosse, di stupri, di femminicidi senza odio o desiderio di vendetta. E quello che ascoltiamo è un coro compatto, senza alcuna dissonanza, dove la nota che più di frequente ricorre è la parolaamore (30 ricorrenze) seguita dalla parola vita (27).


Noi, italiani neri – storie di ordinario razzismo

14,00

Rappresentiamo il Mediterraneo… Rimuginai a lungo su quella frase. Duemila anni di storia e di mescolanze, migrazioni e integrazioni, di conquiste violente e dominazioni secolari, quanto avevano imbastardito i ceppi etnici? Cosa rendeva “italiano” un nativo dell’Italia? La lingua? Chiunque può impararla bene dopo qualche anno. La religione? E gli italiani doc che si convertono all’islam non sono più italiani? Le usanze alimentari? Ma anche una ragazza dai tratti maghrebini nata qui può amare al massimo gli spaghetti e la pizza. E allora? Come si misura l’appartenenza? Con quanto si ama quel Paese?


Non è scuola Ma… – La didattica a distanza oltre l’emergenza

16,00

La didattica a distanza qualcosa che tutti abbiamo  dovuto conoscere e imparare a usare nella scorsa, terribile primavera. Ma serve? Ha senso? É un modo alternativo di fare scuola?
Questo libro parte dalla considerazione che la didattica a distanza NON è scuola, ma uno strumento per rafforzare la relazione educativa che può nascere solo in presenza.


Indizi dalle periferie

13,00

A me sembra che il male / non è mai nelle cose, scrive in Risanamento (da Le case della Vetra 1966) Giovanni Raboni parlando di Milano e delle sue periferie. In questa silloge Rossana Oriele Bacchella canta il male che è nella proiezione dell’uomo e delle cose che lo circondano, che lo sfamano, le cose che se non annientano trasformano.


Johnny guitar – Like the one they call

16,00

Di chi è il canto che arriva dal mare, e quali misteri nasconde? Il quieto ritiro dell’ex detective Olmo Scirlocchi è inaspettatamente sconvolto dalla comparsa sul suo cammino di un cadavere, di una avvenente corteggiatrice, di un amore dal passato, di un giovane venditore ambulante che sfida ogni schema di pregiudizio.


Ceneri scarlatte

13,00

Su quest’opera, fin dalla copertina, aleggia l’immagine della fenice. Una creatura arcana, fantastica e insieme simbolica, quasi sacra. Mito o poesia?
Dalle pire incandescenti dei Greci ai bestiari medievali; dal martirio d’amore, tipico del mondo cortese, ad allegoria della Resurrezione cristiana: passando per un ciclo infinito di morti e rinascite, si consuma la sua condanna a sopravvivere per sempre. …