«Il diario è scritto a mano su un quaderno a spirale a righe di piccolo formato con la copertina blu; è stato scritto con una penna di colore nero. La grafia è angolosa, nervosa ma leggibile». Il diario racconta poco meno di un anno di vita di un sedicenne, la sua adesione alle ideologie neofasciste e neonaziste, il profondo razzismo e l’odio del diverso. La storia e i personaggi sono di fantasia, eppure non è difficile cogliere rimandi a quanto accade realmente, ogni giorno.
Diario di un razzista è la nuova opera di Raffaele Mantegazza (docente di Scienze Umane all’Università Bicocca e già autore di studi e volumi sui temi del razzismo, del dialogo inter-religioso) pubblicata con Kanaga Edizioni.
«Questa è un’opera di fantasia ma purtroppo non è un’opera fantastica, anzi è tragicamente realistica. Ho cercato di entrare nelle idee di una persona, idee che non condivido e che anzi cerco di combattere in tutti i modi possibili in una democrazia; idee che a rigore non sono neanche tali, ma sono il distillato dell’odio della paura e della violenza, reazioni quasi automatiche a slogan, parole d’ordine urlate e accompagnate dalla violenza non solo verbale. Il razzismo non è un’opinione ma una menzogna che costituisce la base della discriminazione e della negazione di tutte le opinioni possibili», spiega l’autore.
Il Diario racconta, attraverso lo sguardo e le parole di O.R., le strategie e le tecniche usate dai gruppi neofascisti e neonazisti, e in particolare le convinzioni, gli atteggiamenti, le azioni razziste, che si mescolano, fino però a soffocarle, alle normali vicende di un sedicenne (alle prese con la scuola, i primi amori, i conflitti familiari).
Intenzione dell’autore è stimolare una riflessione sulla necessità di un impegno educativo e pedagogico, soprattutto rivolto alle giovani generazioni, per contrastare il razzismo.
«Occorre un patto pedagogico tra tutte le forze democratiche – prosegue Mantegazza – in modo che la risposta sia sistematica e capillare. La scuola è fondamentale ma non basta».
«Forse uno dei modi per combattere il razzismo è provare a capire meglio le sue affermazioni e la personalità chi le manifesta e le pubblicizza – conclude l’autore nella postfazione al volume – Il senso di questo piccolo libro è stimolare questa comprensione. Come direbbe Spinoza, “non ridere, non lugere, neque detestari sed intelligere”. Ma mai giustificare».
