Incontro labile

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Anche nell’oramai vasta letteratura migrante italiana, è rara tanta linearità di ritmo e linguaggio, ora che è possibile al di là delle mode e dei facili entusiasmi fermare riferimenti certi perfino in questo campo. La poesia di Palazzolo attraversa esperienze e luoghi, tempi e paesaggi diversi, ma pur nella complessità delle tematiche non viene mai meno alla sua essenziale sobrietà espressiva. Ricchezza sì e anche purezza della parola, unico auspicio in cui veramente vivere.


Confronta
Categoria:

Descrizione

Anche nell’oramai vasta letteratura migrante italiana, è rara tanta linearità di ritmo e linguaggio, ora che è possibile al di là delle mode e dei facili entusiasmi fermare riferimenti certi perfino in questo campo. La poesia di Palazzolo attraversa esperienze e luoghi, tempi e paesaggi diversi, ma pur nella complessità delle tematiche non viene mai meno alla sua essenziale sobrietà espressiva. Ricchezza sì e anche purezza della parola, unico auspicio in cui veramente vivere.
Ricchezza di linguaggio e toni persistono, pur in nuovi ambiente e idioma, nell’italiano rifugio e imbroglio, futuro e sperimentazione, scelto al posto dello spagnolo natìo, dolore e tradimento, nostalgia infinita. Il discorso poetico di Palazzolo si svolge rigoroso ed etico, ma senza mai perdere accorato slancio di passione, testimone dello sfarsi di amicizie, corpi e idee.

Silvana Mongioj

Informazioni aggiuntive

Collana

Anno di pubblicazione

Formato

Pagine

56

ISBN

978-88-32152-27-2

1 recensione per Incontro labile

  1. Roberto Maestri

    Recensione di Incontro labile di Lidia Amalia Palazzolo, Kanaga Edizioni, prefazione di Silvana Mongioj.
    Difficile scrivere di un libro scritto da un’amica, difficile è riuscire a separare le emozioni dal vissuto. Ma le parole ascoltate questa mattina alla libreria Due punti di Trento, lette in maniera sottile e delicata da una brava lettrice come Federica Chiusole sono riuscite a oltrepassare l’immagine personale e hanno avuto il merito di trasportare chi le ha ascoltate nel mondo di Lidia, un mondo segnato dall’esilio ma anche dal ritorno, due percorsi che hanno caratterizzato la famiglia di questa autrice: il padre di Lidia nasce in Italia, emigra e muore in Argentina, la madre nata in Argentina è poi venuta a morire in Italia e questa figlia, mentre riesce a mettere in poesia tutto questo, trasmigra da un continente all’altro portandoci un messaggio di patria allargata, una patria che può definirsi tale solo quando è costituita agli affetti e le relazioni che compongono una vita. Lidia pur essendo di madre lingua spagnola scrive ormai solo in italiano, che definisce “una seconda pelle”, parla della difficoltà e del silenzio nel quale era stata costretta nel periodo di transizione, i primi anni in Italia, nei quali aveva lasciato la sua terra e non era ancora del tutto approdata in quella nuova. Il suo pregio è però una caratteristica che rimane nella sua scrittura: se è vero che l’italiano è diventato per lei l’idioma prevalente della sua scrittura, è anche vero che fra le righe, nelle espressioni dei suoi versi, traspare l’accento castigliano, segno di un retaggio che non può scomparire, ma che resta come sfondo di un’unione di culture, l’argentina e l’italiana, che tanto hanno in comune ma che riescono anche a lasciare ciascuna il proprio marchio caratteristico il quale emerge nelle parole delle sue poesie.
    MIO PADRE
    Mio padre
    antenato
    calcareo
    piegato
    da innumerevoli
    movimenti
    pleistocenici
    vita e morte
    amore lavoro
    Mio padre
    dicevo
    fu corroso
    dallo sradicamento
    elefante generoso
    e triste
    perseguitato
    da immaginari
    fantasmi del destino
    Perse con ogni
    ruga
    un po’ più
    della sua origine
    e si dedicò a
    incendiare
    templi
    e devastare
    campi di grano
    Non fu mai amato
    ma non l’importava
    Voleva solo
    andarsene
    senza lasciare
    tracce
    Morì piccolo
    e solo
    grigio
    senza
    dire addio

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