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Un silenzio a due voci

13,00

La silloge di Nadia Lisanti “Un silenzio a due voci” si presenta in una forma originale sia nei contenuti che nel dettato. Non parlo di stile, perché quello è impulso biologico inconscio e non dipende dalla volontà dell’autore. Nei versi, o nei interni all’ipermetro, è spesso sospesa un’atmosfera tra il lirico e il filosofico, e l’intreccio dell’ipometro con la tessitura lunga crea sincopati di forte resa musicale, o lacerti di racconto che portano con sé polemiche, pensieri che potrebbero assurgere a saggezza di proverbio, coinvolgimenti emotivi a cui non si resta indifferenti.


Il sangue delle parole

13,90

“Leggere, rileggere i versi di Cheikh Tidiane Gaye porta a riflettere sulla condizione di profonda ingiustizia che si vive perché la realtà è ancora tutta infestata di razzismo, di pregiudizio; né la storia ha ancora portato al pieno riscatto di tutte quelle popolazioni che per secoli sono state sottomesse, depauperate, deprivate della loro ricchezza.”


Piume di ghiaccio

13,00

“Chi è felice vive/Rincorre i colori con il fiato del cielo/ parla parole piene e rotonde./Chi è felice non ha ricordi/chi è felice non ha passato”.Il presente è solo ciò che importa, tutto il resto rischia sempre di portare infelicità, perché ogni momento della vita presenta anche aspetti contrastanti che quando diventano ricordo, conducono dissapore e infelicità.


Indizi dalle periferie

13,00

A me sembra che il male / non è mai nelle cose, scrive in Risanamento (da Le case della Vetra 1966) Giovanni Raboni parlando di Milano e delle sue periferie. In questa silloge Rossana Oriele Bacchella canta il male che è nella proiezione dell’uomo e delle cose che lo circondano, che lo sfamano, le cose che se non annientano trasformano.


Ceneri scarlatte

13,00

Su quest’opera, fin dalla copertina, aleggia l’immagine della fenice. Una creatura arcana, fantastica e insieme simbolica, quasi sacra. Mito o poesia?
Dalle pire incandescenti dei Greci ai bestiari medievali; dal martirio d’amore, tipico del mondo cortese, ad allegoria della Resurrezione cristiana: passando per un ciclo infinito di morti e rinascite, si consuma la sua condanna a sopravvivere per sempre. …


Le mura della vita

13,90

Un libro, una vita… la poesia di Vincenzo Pirola racconta i passaggi della sua esistenza.
Un velo di malinconia copre le sue poesie senza però perdere mai una fiduciosa prospettiva e, nelle mura della sua vita, l’autore ricerca sé stesso, per riscoprirsi, per capire e carpire i suoi desideri.
Si intravvede tra le righe la sua identità di medico: si percepisce nella corporeità delle descrizioni e nella sensazione/sensualità fisica degli affetti, che si fanno quasi biologici.


Fil Rouge

13,90

È la poetica dello scorrere del tempo, che trova sosta nei vortici delle correnti, nel vento che si prolunga nei versi di un respiro lungo, dopo aver preso il fiato, per impregnare lasciando a lungo il suo profumo, qualcosa che non si disperda, che non evapori, ma tenga vigile ed all’erta l’uomo, la veglia della sua coscienza.


Incontro labile

12,00

Anche nell’oramai vasta letteratura migrante italiana, è rara tanta linearità di ritmo e linguaggio, ora che è possibile al di là delle mode e dei facili entusiasmi fermare riferimenti certi perfino in questo campo. La poesia di Palazzolo attraversa esperienze e luoghi, tempi e paesaggi diversi, ma pur nella complessità delle tematiche non viene mai meno alla sua essenziale sobrietà espressiva. Ricchezza sì e anche purezza della parola, unico auspicio in cui veramente vivere.


Mena

13,90

Questa silloge di Ada Crippa ci presenta un itinerario di rievocazioni memoriali che si sostanziano di pensiero, per cui potremmo ascrivere questi componimenti a quella “poesia onesta”, indicata programmaticamente da Umberto Saba per definire una poesia che mostra una rigorosa corrispondenza del poeta alla propria visione del mondo e della vita anche nella sua dimensione diacronica, innervata da quel forte senso della responsabilità che deve investire e sostenere la parola poetica.


Una gondola rossa

12,00

Una raccolta fatta di incisioni più che di poesie.
Tratti delicati e diretti disegnano parole intorno a umane sensazioni e “fragili illusioni accartocciate” (per citare l’autore).
Un invito a vivere la vita e le sue pagine sgualcite. A non rinviare e a non creare rimpianti perché, come polvere, condiscono d’amaro il giorno.


Léopold Sédar Senghor- il cantore della Negritudine

15,00

LÉOPOLD SÉDAR SENGHOR
(Joal, 9/10/ 1906 – Verson, 20/12/2001)
“La vera cultura è mettere radici e sradicarsi. Mettere radici nel più profondo della terra natia. Nella sua eredità spirituale. Ma è anche sradicarsi e cioè aprirsi alla pioggia e al sole, ai fecondi apporti delle civiltà straniere…”

JOAL
Joal!/Mi ricordo.
Mi ricordo le signare all’ombra verde delle verande /Le signare dagli occhi surreali come un chiaro di luna sul greto del fiume.
Mi ricordo i fasti dell’Occaso /Dove Koumba N’dofène voleva far tagliare il suo manto regale.
Mi ricordo i banchetti funebri fumanti del sangue delle greggi sgozzate /Del chiasso delle querelle, delle rapsodie dei griot.


Il canto del Djali

13,90

La Parola nella poesia di Cheikh Tidiane Gaye. La Parola costituisce uno dei concetti qui onnipresenti e fra i più complessi e fecondi della filosofia africana. Accedere al suo senso più profondo equivale a crescere nella saggezza e a penetrarne, con l’iniziazione della vita, il mistero.