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Un silenzio a due voci

13,00

La silloge di Nadia Lisanti “Un silenzio a due voci” si presenta in una forma originale sia nei contenuti che nel dettato. Non parlo di stile, perché quello è impulso biologico inconscio e non dipende dalla volontà dell’autore. Nei versi, o nei interni all’ipermetro, è spesso sospesa un’atmosfera tra il lirico e il filosofico, e l’intreccio dell’ipometro con la tessitura lunga crea sincopati di forte resa musicale, o lacerti di racconto che portano con sé polemiche, pensieri che potrebbero assurgere a saggezza di proverbio, coinvolgimenti emotivi a cui non si resta indifferenti.


Montemarcello e la mia Liguria

14,00
«È un Eden questo luogo, / l’antico paradiso» dice il poeta (Le altane di Carozzo I), ma potremmo anche dire che è una rivisitazione del locus amoenus dei classici in una chiave moderna, in quanto viene inserito, come nuovo elemento centrale e fondamentale, il mare che qui è lo stesso mare entrato da protagonista nella poesia con Meriggiare pallido e assorto di Montale.

Il sangue delle parole

13,90

“Leggere, rileggere i versi di Cheikh Tidiane Gaye porta a riflettere sulla condizione di profonda ingiustizia che si vive perché la realtà è ancora tutta infestata di razzismo, di pregiudizio; né la storia ha ancora portato al pieno riscatto di tutte quelle popolazioni che per secoli sono state sottomesse, depauperate, deprivate della loro ricchezza.”


Piume di ghiaccio

13,00

“Chi è felice vive/Rincorre i colori con il fiato del cielo/ parla parole piene e rotonde./Chi è felice non ha ricordi/chi è felice non ha passato”.Il presente è solo ciò che importa, tutto il resto rischia sempre di portare infelicità, perché ogni momento della vita presenta anche aspetti contrastanti che quando diventano ricordo, conducono dissapore e infelicità.


La verità degli anni

14,00
La verità degli anni è il frutto di un’esperienza preziosa e importante, attraversata dal dolore per la perdita di mia madre e dall’elaborazione del lutto, a cui è seguito il difficile periodo della pandemia che ha colpito drammaticamente l’intera umanità e in cui ancora stiamo vivendo, con ulteriore aggravamento della situazione per le popolazioni perseguitate, per le violenze e gli abusi sulle donne e i più fragili, costretti in promiscuità obbligate. In tutto questo, la continuità della vita nella meraviglia della nascita che diventa occasione di rinascita, nella legge mistica dell’amore in ogni sua forma, in ogni differenza o similitudine; il valore di ogni singolo istante nella preziosità degli anni.

Opus incertum

14,00

Il titolo di questa raccolta poetica, Opus incertum, che l’autrice Patrizia Martini spiega nella sua premessa, è metafora della realtà di questo testo e della sua finalità. Infatti le liriche nascono da elementi casuali della vita, da quello che nella vita si incontra, ci succede, si vede e si pensa, ma tutto si tiene insieme con qualcosa di non ben definibile (a differenza della malta che unisce i conci dell’opus incertum), ma di ugualmente efficace che è la nostra fiducia nei confronti della vita stessa, per cui tra le gioie e i dolori, tra gli alti e bassi delle ansie e delle speranze la portiamo avanti, “costruendola” con forza e determinazione.


Osmosi

13,00

“OSMOSI”, titolo di questa ammaliante silloge, sottende un certosino lavoro di scavo interiore, che si sedimenta con cristallina evidenza e, in diversi frangenti, rimanda all’eudaimonia di memoria aristotelica. Del resto, l’autrice spazia agevolmente nel pensiero filosofico classico, grazie alla sua formazione umanistica, che denota un portato culturale di notevole caratura. La scelta del termine “osmosi”, certamente non casuale, racchiude in sé la metafora dell’esistenza, che prepotentemente fluisce, tra significato e significante e non può restare sulle soglie dell’ombra.


Indizi dalle periferie

13,00

A me sembra che il male / non è mai nelle cose, scrive in Risanamento (da Le case della Vetra 1966) Giovanni Raboni parlando di Milano e delle sue periferie. In questa silloge Rossana Oriele Bacchella canta il male che è nella proiezione dell’uomo e delle cose che lo circondano, che lo sfamano, le cose che se non annientano trasformano.


Ceneri scarlatte

13,00

Su quest’opera, fin dalla copertina, aleggia l’immagine della fenice. Una creatura arcana, fantastica e insieme simbolica, quasi sacra. Mito o poesia?
Dalle pire incandescenti dei Greci ai bestiari medievali; dal martirio d’amore, tipico del mondo cortese, ad allegoria della Resurrezione cristiana: passando per un ciclo infinito di morti e rinascite, si consuma la sua condanna a sopravvivere per sempre. …


Fil Rouge

13,90

È la poetica dello scorrere del tempo, che trova sosta nei vortici delle correnti, nel vento che si prolunga nei versi di un respiro lungo, dopo aver preso il fiato, per impregnare lasciando a lungo il suo profumo, qualcosa che non si disperda, che non evapori, ma tenga vigile ed all’erta l’uomo, la veglia della sua coscienza.


Le mura della vita

13,90

Un libro, una vita… la poesia di Vincenzo Pirola racconta i passaggi della sua esistenza.
Un velo di malinconia copre le sue poesie senza però perdere mai una fiduciosa prospettiva e, nelle mura della sua vita, l’autore ricerca sé stesso, per riscoprirsi, per capire e carpire i suoi desideri.
Si intravvede tra le righe la sua identità di medico: si percepisce nella corporeità delle descrizioni e nella sensazione/sensualità fisica degli affetti, che si fanno quasi biologici.


Mena

13,90

Questa silloge di Ada Crippa ci presenta un itinerario di rievocazioni memoriali che si sostanziano di pensiero, per cui potremmo ascrivere questi componimenti a quella “poesia onesta”, indicata programmaticamente da Umberto Saba per definire una poesia che mostra una rigorosa corrispondenza del poeta alla propria visione del mondo e della vita anche nella sua dimensione diacronica, innervata da quel forte senso della responsabilità che deve investire e sostenere la parola poetica.